GIOCO DI SOCIETA’

GIOCO DI SOCIETÀ di Leonardo Sciascia

dal 19 al 22 gennaio Sala Futura – Teatro Stabile di Catania

Regia di Simone Luglio Regista collaboratrice Chiara Callegari

Con Simone Luglio e Lucia Cammalleri

Musiche originali di Salvatore Seminatore,  Scene di Simone Luglio, Luci di Gaetano La Mela, Costumi di Riccardo Cappello, Suono di Luigi Leone.

Produzione  Teatro Stabile di Catania in collaborazione con knkteatro

IL GIOCO SPORCO

C’è sempre un altro modo di vedere le cose, Un altro punto di vista.

Leonardo Sciascia lo ha dimostrato con tutta la sua letteratura. Come un illuminista del Novecento ha usato la tecnica del dubbio e dell’inchiesta per cercare la verità. Le verità, quelle nascoste, quelle improbabili, quelle rivelatrici.

In tutta la sua produzione letteraria e giornalistica, lo scrittore di Racalmuto si è soffermato spesso sul tema della giustizia, sui meccanismi coi quali essa si esplica nella società contemporanea e su come si sia esplicata nel passato.

Negli anni Cinquanta, nell’Italia da poco uscita dalla guerra e dalle restrizioni della censura cominciò a verificarsi il fenomeno, oggi imperante, del coinvolgimento dei media nei fatti di cronaca e giudiziari. Nel 1958 Sciascia si occupò di un caso di grande scalpore mediatico: un omicidio in cui era stata uccisa una donna dal marito, Giovanni Fenaroli, un rappresentante della media borgesia rampante negli anni del bomm, che assoldò un sicario, Rauol Ghiani, per compiere il crimine.

Il 30 dicembre Sciascia scrisse su “Libera stampa” un articolo intitolato “Quer pasticciaccio brutto de via Monaci” col quale proponeva una sua interpretazione dei fatti.

La letteratura, con il capolavoro di Gadda, era la lente di lettura usata per tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle pieno di misteri. Ne fece, poi, negli anni Settanta, un racconto contenuto ne “Il mare colore del vino” a cui diede il titolo di “Gioco di società”, creando un plot dove due personaggi, la moglie e il sicario, ricostruiscono ognuno la propria versione dei fatti come in una epifania incompleta, e lo definì, lui lo scrittore che restituì  la digità letteraria al genere del giallo, componendo capolavori assoluti, un  “giallo smontato”.

Dal racconto, il regista e interprete Simone Luglio (finalista al Premio Le maschere del teatro con la regia di La nuova colonia di Pirandello, reduce dal recente successo internazionale con L’ultima estate da un testo di Claudio Fava), coadiuvato dalla regista Chiara Callegari, ha tratto una pièce dallo stesso titolo, in scena a Catania, alla Sala Futura del Teatro Stabile dal 19 al 22 gennaio.

La scena si apre su un tinello borghese dove l’antefatto, il contesto, viene ricostruito attraverso una particolare e suggestiva tecnica di proiezioni sotto una lavgna luminosa che fa vedere al pubblico una serie di oggetti e di fotografie d’epoca. Gli oggetti diventano veicolo di narrazione, voci suggestive di ricordi e riferimenti.

Del resto “Adoriamo le cose, abbiamo messo le cose al posto di dio, dell’universo, dell’amore”,è una frase del racconto che la protagonista, qui Lucia Cammalleri, recita in un passo in cui riflette sulla trasformazione che quegli anni stavano provocando sulla società e Sciascia, profeta come Pasolini, della mutazione antropologica avvenuta dal Dopoguerra in poi, cercando un movente per un delitto così efferato ne individua uno possibile nell’avidità che spinge i tre protagonisti -due sulla scena uno solo citato ma mandante del delitto-  all’azione.

Con pochi effetti multimediali la narrazione a due voci si arricchisce di altri linguaggi. Le due voci sono quelle dei due attori in perfetto equilibrio tra modernità (techica e scenica) e classicità di recitazione. Svampita e stupita lei, nella sua orchestrazione di autodifesa e accusa del marito, ingenuo e goffo lui nel suo tentativo di trasformarsi da semplice impiegato in sicario.

La cifra di questa rappresentazione è la semplicità, l’essenzialità che si fonda sulla bravura degli attori e su pochi elemnti di scena -secondo una tecnica ormai consolidta nella coppia di registi Luglio-Callegari- elemento centrale nella narrazione e non semplice ricostruzione d’ambiente.

Così il “giallo smontato” di Sciascia è diventato lo “spettacolo smontato” dove gli eventi, la dinamica dell’omicidio, le confessioni, le bugie, le prove false, si accostano e si sovrappongono, la verità sfugge ma si restituisce forza alla voce di un autore che ne meriterebbe di più.

 

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