La Sicilia vista da una lontanissima vicinanza: «Mavaria» di Paolo Chicco

E’ solo nell’ultimo dei sei racconti di «Mavaria a Filicudi» che Paolo Chicco, penalista torinese con una parallela carriera di scrittore di costumi d’animo mediterranei, distilla il senso di questo delizioso volumetto edito da Fausto Lupetti. In «Cannocchiale» infatti, la citazione di Sciascia che racconta e interpreta Vitaliano Brancati – dunque due tra gli autori più intimamente votati alla riflessione filosofica e antropologica sulla Sicilia – Chicco sublima il senso dei racconti che lo precedono, sussumendoli evocativamente in una forma conclusiva, che strizza l’occhio al realismo magico e che permette allo stesso lettore di tirare le fila della Sicilia e di quella sua parte remota che è Filicudi proprio attraverso uno sguardo da lontano.

Nulla di certo e di definitivo, ovviamente: anzi è proprio la sospensione di un giudizio definitivo, il rifiuto consapevole di una definizione dell’isola e dei siciliani a costituire, per così dire, l’ontologia più genuina di questa narrazione. Sono storie filicudare e filicudiste (secondo l’ammiccante intuizione di Davide Musmeci nella sua concisa ma efficacissima prefazione-disamina) in cui si susseguono personaggi che seppur ammantati da una velo di esotismo (che forse è solo negli occhi di chi osserva) non rappresentano solo dei «tipi» ma personaggi veri che Chicco desume dalle sue innumerevoli incursioni in Sicilia e nei suoi arcipelaghi e attraverso le cui vicende – dalle gelosie più insane alle furiose liti per interesse, dalla contemplazione di cimiteri alla perdita dell’innocenza, dalla nostalgia di vite non vissute alle terrigne e materialissime passioni che tutti li riguardano – ci permettono di «conoscere l’anima nascosta di questo scoglio» e di distinguerli soprattutto dagli isolandi, termine perifrastico che indica coloro i quali s’illudono di una isolanità effimera posseduta solo nel tempo breve del loro superficiale soggiorno turistico. E’ infine il paesaggio di Filicudi con i suoi contrasti accesi (ma qui utilizziamo un luogo troppo comune), coi suoi colori inimitabili ora del cielo, ora della nera pietra vulcanica, ora del mare a ricondurre tutta l’isola (questa piccola e quella grande) a unità, tessendo realtà contrapposte e in grado di mantenere, al di là di e insieme ad ogni diversità, una sensualissima «misura» comune.

Paolo Chicco, Mavaria a Filicudi, Fausto Lupetti editore, 2021, pag. 90, € 15

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