“Il Barbiere di Siviglia”, di Gioachino Rossini, al Teatro Massimo Bellini di Catania

Dal ridere sto per crepar”

Il Teatro Massimo Bellini di Catania ha avviato il recupero della stagione lirica, interrotta a febbraio 2020, nel rispetto delle regole e con «l’ottimismo di Figaro», portando in scena il capolavoro di Rossini, dal 26 novembre al 3 dicembre, per proseguire, poi, con altri 5 titoli fino al novembre 2022. Nel presentare la nuova stagione i comunicati ufficiali parlavano di una festa della musica e la promessa è stata ampiamente mantenuta. Il Barbiere di Siviglia, messo in scena in questi giorni a Catania ha riproposto il bellissimo allestimento del Teatro Regio di Torino, con le scene di Claudia Boasso e i costumi di Luisa Spinatelli, ed è stato quello spettacolo leggero di cui il pubblico aveva bisogno, quel “melodramma buffo” che era stato pensato  dal librettista Cesare Sterbini rifacendosi al primo episodio della trilogia di Figaro, come una commedia dall’intreccio plautino, passata per la Commedia dell’Arte e arrivata nel Settecento illuminista, attraverso il testo di Caron de Beaumarchais e musicata da Gioacchino Rossini nel 1816. Abbiamo assistito ad uno spettacolo solare, divertente e gradevolissimo, che ha magnificato tutta la nostra gioia di tornare al tempio della lirica catanese. Una regia, di Vittorio Borrelli, equilibrata, attenta ai particolari e corretta pur con tante scelte originali; una regia rilassante, senza nessuna trovata cervellotica, e competente che ci ha portato nella piazza di Siviglia fra personaggi tanto caricati quanto surreali, così come Rossini li aveva concepiti, una Siviglia ricostruita con dovizia di particolari nelle maioliche azzurre e nelle facciate delle case che si incontrano in crocicchi di vie dorate e luminose, negli interni del palazzo eleganti e carichi di riferimenti simbolici. Un continuo gioco di ruoli e situazioni, enfatizzato dalla meraviglia delle note di Rossini -che ha mescolato il recitar cantando con un’opera buffa che non è ancora il compiuto melodramma- ha intrecciato la bravura attoriale degli interpreti, le loro belle voci e una composizione generale, plastica, dove tutto è al posto giusto. I musici che nel primo atto accompagnano la serenata del Conte sotto il balcone di Rosina, l’entrata in scena del protagonista, Figaro, con la sua celebre romanza e un’aria disincantata e grottesca, il suo mobile da toletta come uno scrigno pieno di sorprese, i ritratti degli antenati di famiglia contro i quali Rosina, cantando la sua aria “Una voce poco fa” scaglia delle freccette trasformandoli in bersagli della sua determinazione.

C’è poi l’esilarante personaggio di Don Basilio, caricatura fortemente comica ma mai esagerata; molto divertente la sua “Calunnia”. Civetta al punto giusto, mai sgraziata, anzi delicata e femminile, Rosina, personaggio che il librettista prima e il musicista poi, avevano ripreso dalle tante Colombine della Commedia dell’Arte per renderlo un unicum del teatro lirico e che qui, nell’interpretazione del mezzosoprano Marina Comparato, si libra tra virtuosismi e gorgheggi e timbri più profondi. Davvero una commedia con tutti gli ingredienti. Il regista stesso ha dichiarato di avere avuto la fortuna “di avere cantanti che sanno recitare”. Un cast davvero prestigioso sostenuto e valorizzato dal Coro dell’ente lirico catanese e dall’orchestra arricchita dalla presenza del cembalo suonato dal M.tro Gaetano Costa, con la direzione del M.tro Salvatore Percacciolo,. Interpreti principali: il baritono Alberto Gazale (Figaro), il tenore Francesco Marsiglia (Conte di Almaviva), il mezzosoprano, già citato, Marina Comparato (Rosina), il baritono Vincenzo Taormina (Bartolo), il basso Cristian Saitta (Basilio) e Federica Foresta nel ruolo della serva Berta. La direzione d’orchestra è stato il valore aggiunto. Già dal preludio il Maestro Percacciolo sembra danzare sul podio mentre fa danzare i violini coi pizzicati e gli strumenti a fiato; un ritmo sempre sostenuto mentre guida gli strumentisti nel golfo mistico- sempre e ancora di più all’altezza di un grande teatro- e gli artisti sul palco cercando il loro sguardo. Un Barbiere divertente e una gioia musicale, così come dice Figaro: “Dal ridere sto per crepar”, un bel regalo per gli appassionati catanesi. (Fino al 3 Dicembre)

(ph Giacomo Orlando)

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