“Shuma”, il bambino annegato che ci salva.

Ci sono eventi che, pur puntuali e casuali, contengono con piena e misteriosa icasticità il senso della storia umana. Eventi che da soli possono spiegare e comunicare il senso di un preciso momento della storia del mondo. Eventi grandi e tragici che possono riguardare milioni di persone (migrazioni, pesti, guerre, grandi imprese) ma anche eventi piccoli, piccolissimi, quasi invisibili, ma che per caso finiscono nell’occhio della comunicazione globale e, per le loro peculiarità, diventano paradigmatici di segmenti importanti della storia umana. Un evento di questo genere è il ritrovamento, il 18 aprile del 2015 nei fondali del Canale di Sicilia, del cadavere di un adolescente migrante, originario del Mali, che aveva cucita nell’interno della sua giacchetta la sua pagella scolastica. Era il suo unico tesoro, il suo biglietto da visita, la sua dichiarazione di fiducia verso la bontà e la giustizia di quell’Occidente verso cui fuggiva e che certo, nei suoi sogni di ragazzino colto, avrebbe saputo riconoscere il suo merito scolastico e accoglierlo. Il naufragio non lo ha risparmiato: quel ragazzino è annegato e insieme con lui sono stati in mille a morire annegati di fronte alle nostre coste, di fronte alla nostra sazia e disumana indifferenza. Non ci sono parole, anche le più consapevoli e oneste, che possono esprimere compiutamente lo strazio implicito in questa vicenda. Sarà compito degli organi inquirenti e poi degli storici definirla, contestualizzarla, interpretarla, invece è compito di chi in qualunque modo ne sia venuto a conoscenza tramandarla per la sua capacità di spiegare e raccontare l’uomo (nel massimo bene e massimo male) o, in altre parole, per il suo potenziale mitico. Queste brevi considerazioni per spiegare il senso di Shuma lo spettacolo di e con Peppe Macauda, costruito nel 2020 a partire dal testo “Shuma Tragliabissi” di Dario Muratore. La storia è quella di cui abbiamo detto sopra, la forma su cui Macauda ha lavorato di cesello è invece quella della favola, della narrazione scenica favolistica a partire dall’incrociarsi di almeno tre livelli linguistici: quello della pura narrazione teatrale, che si confronta con semplicità, intelligenza e, si direbbe, con empatia con la durezza della realtà contemporanea, quello del cunto tradizionale, che oggi si presenta quasi come un tratto genetico e vitale di molte pratiche ed esperienze di artisti siciliani, e infine la lingua fascinosa e avvolgente dei fumetti – bellissimi – elaborati dall’illustratrice ragusana Bruna Fornaro. Quel ragazzino, finito tragicamente in fondo al mare, cerca di raggiungere con l’aiuto di un cavalluccio marino il mondo di sopra e quel suo percorso di conoscenza non sarà privo di meravigliose, incredibili, umanissime scoperte. Scoperte utilissime soprattutto per noi, ovviamente: per noi che in questa favola possiamo misurare la nostra disumanità. Macauda esprime in questo spettacolo quello che sembra essere il suo segno teatrale più caratteristico, convincente e interessante: una consapevole leggerezza che lo rende capace di affrontare anche le tematiche più complesse ed impervie. Una leggerezza di tratto che nulla toglie alla serietà e alla profondità con cui si confronta con il mondo e prova a esprimerlo senza scivolare in alcun patetismo gratuito, fasullo e quindi, imperdonabilmente, bugiardo.

Visto a Catania, sulla scena di Zo, il 20 marzo 2022 nel contesto della rassegna “Altre scene” del circuito Latitudini.

SHUMA, di e con Peppe Macauda

tratto dal testo Shuma Tragliabissi di Dario Muratore. Illustrazioni di Bruna Fornaro. Disegno luci di Simone Fini. Produzione di Santa Briganti, con il sostegno di CSD Casa Evangelica Valdese di Vittoria. Crediti fotografici Giovanni Battaglia.

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