VIA CRUDEX CANTICO DELLA MINACCIA

Al Teatro del Canovaccio di Catania

Testo e regia: Rosario Palazzolo, con: Stefano Cutrupi e Silvana Luppino

Musiche originali: Gianluca Misiti, Aiuto Regia: Marcantonio Pinizzotto, Assistente alla Regia: Mariarita Andronaco, Costumi: Mary Campagna

Una produzione Teatro dei 3 MestieriAPS

“E insomma ho fatto così, ho acchiappato le paure tipiche degli attori, le disavventure degli attori, le fragilità degli attori, il loro vissuto traboccante di esperienze caduche, zeppo di acrobazie emotive, e poi ho fatto incetta dei miei temi ricorrenti, quelli per i quali quotidianamente alzo la penna e la butto su un foglio, e insomma ho affilato i coltelli, come si dice, pure se non si dice proprio così, ho organizzato otto pezzi di un puzzle”.

Sono le parole con cui l’autore regista del testo Via Crudex, portato in scena al Teatro del Canovaccio dal 15 al 17 marzo, Rosario Palazzolo, ha cercato di spiegare la genesi e lo scopo di questo spettacolo che è una difficile riflessione, complessa e profondamente speculativa, su che cosa sia il teatro oggi ma dal punto di vista di chi lo fa.

Gli otto pezzi del puzzle dei quali parla l’autore sono le otto stazioni di una Via crucis che si svolge tra il palco e la platea e che allude alle dolorose, difficili dinamiche che caratterizzano il mestiere dell’attore e il processo di totale immedesimazione nella quale l’individuo che recita non fa l’attore ma è un attore, ontologicamente compromesso.

Il testo “volontariamente inconsistente” (lo dichiara lo stesso Palazzolo) porta in scena due attori che si sono prestati a vivere e a fare vivere agli spettatori un’esperienza totalizzante; sono atleti, danzatori, dicitori, interpreti, declamatori, persino lottatori: Stefano Cutrupi e Silvana Luppino che definire bravi è decisamente poco. Poco perché quello che hanno fatto è stato vincere una sfida verso la cifra singolare e surreale di Palazzolo in un testo sopra le righe con una recitazione sopra le righe e disturbante.

Del resto il sottotitolo di Via crudex è Canto della minaccia” e la minaccia è rivolta agli attori dall’autore e al pubblico dagli attori che fanno scorrere una carrellata di personaggi e situazioni che indagano il ruolo dell’attore, il mondo dello spettacolo, la finzione e la responsabilità di un’arte che si è trasformata sempre più, anche per via dei diversi mezzi di comunicazione che ne sono il tramite, rete compresa.

Palazzolo ha intrapreso un’analisi sulla possibilità del fallimento con l’intenzione di lanciare una sfida allo spettatore per metterlo in crisi amplificando le tensioni e assolutamente non offrendo consolazione alcuna. Nel finale una lotta, vera, fisica, potente, crudele appunto, dalla quale l’uomo e la donna, attore e attrice, ne escono feriti, sanguinanti, salvo poi scoprire che il sangue è ketchup e, quindi, si è trattato di una finzione.

Il risultato è uno spettacolo concettuale, coraggioso, nel quale si ride pure, si canta, si viene fortemente coinvolti e se ne esce turbati e toccati. “Una Via crudex senza resurrezione”

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