Al Teatro del Canovaccio, Catania, per la rassegna ATTRAVERSO, una novità assoluta. La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera (un racconto apotropaico in quattordici capitoli) tratto dal romanzo di Alberto Ravasio (edito da Quodlibet). In scena vedremo Roberta Amato, Daniele Bruno e Loriana Rosto. Adattamento e Regia: Nicola Alberto Orofino
Assistente alla Regia: Gabriella Caltabiano
Foto di scena: Regina Betti
Riprese video: Bruno Mirabella e Noemi Sava
28 e 29 marzo, 4 e 5 aprile alle ore 21,00 30 marzo e 6 aprile alle ore 17,30
Guglielmo Sputacchiera un bel giorno alzandosi dal letto, scopre di essere diventato donna. Proprio lui che non era mai riuscito ad avvicinarsi al mondo donnesco, nemmeno per chiedere informazioni stradali; lui che ormai da anni viveva in volontaria reclusione nella sua stanza a casa dei genitori e lontano dal paesello stercoso, improbabile scenario di una giovinezza tanto faticosa; lui che aveva rinunciato a qualunque sciocca consolazione dello spirito (ateo impenitente) e aveva consumato ogni soddisfazione corporale a lui possibile (vergine assuefatto dal porno). Da sacrificato all’altare di un’insensata contemporaneità, la transessualizzazione costringerà Sputacchiera ad avviare un profondo cambiamento partendo da una inevitabile autoanalisi. La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera è innanzitutto e soprattutto un bellissimo romanzo. Scritto benissimo. Con intelligenza, sagacia ed ironia, il suo autore, Alberto Ravasio, disegna il ritratto perfetto di un giovane inetto
sociale e sessuale, metafora non troppo nascosta di una contemporaneità insopportabile e che in quanto tale inevitabilmente tocca e squarcia tutti noi.
Allegorica (a partire da quel cognome, Sputacchiera, che più azzeccato non poteva essere) la scrittura è essa stessa sostanza impenitente della storia.
Da qui la scelta di rappresentarla con una operazione tutta teatrale che volutamente lascia intatta la struttura del romanzo appena appena adattato. Essa diventa motore scenico intensissimo e dinamicissimo in cui temi come la digitalizzazione della vita e della sessualità, l’inconciliabile rapporto con la generazione dei padri e la disperazione economica del nuovo proletariato colto (così riassunti in quarta di copertina) diventano i tratti di un’epoca che Ravasio ha il coraggio e la sfacciataggine di universalizzare con tanta (ma tanta!) giusta crudele eleganza.
In scena tre attori devotissimi alla causa, che daranno suono e corpo alla variegata fauna che popola questa storia. Fuori campo, ma non troppo, una voce arriva, guida, accompagna, suggerisce, raccorda le vite di tutti noi, irriducibili sputacchiere del mondo. (note di regia)