Ascoltare la voce di Antigone. Il saggio di Eugenio Brogna

C’è un gesto intellettuale che è consueto in molti settori delle scienze umane (e in Italia più che altrove): rivolgersi ai testi della cultura classica per avere un efficace plot d’interpretazione del reale. Si pensi a Erodoto, precursore dell’antropologia culturale, a Tucidide, Aristotele, Tacito maestri della scienza politica. Si pensi al rapporto di moltissima teoresi filosofica contemporanea con Platone e ancora con Aristotele e gli esempi possono moltiplicarsi se estendiamo lo sguardo al teatro, alla mitologia, alla storiografia, alla cultura figurativa. Una prassi seriamente fondata e utile, dato che non sono il merito, il prestigio e l’importanza culturale del patrimonio classico ad essere fecondi, quanto la sua irriducibile alterità che riesce ad attivare straordinarie capacità euristiche nella lettura della realtà. È quanto vien fatto di pensare in margine a “Sofocle. Antigone e la sua follia”, il saggio di Eugenio Borgna pubblicato dal Mulino, insieme con la traduzione del testo tragico realizzata da di Raffaele Cantarella nel ‘77. Perché è interessante questo piccolo saggio su Antigone? Che cosa ci dice di nuovo rispetto alla bibliografia sterminata che la riguarda? Nel merito della comprensione dell’opera le riflessioni di Borgna non aggiungono alcunché di originale, ma è interessante lo sguardo, personale e raffinatissimo, che il maestro della psichiatria italiana rivolge al testo sofocleo. Borgna si china su Antigone e lascia che quelle parole risuonino nella sua coscienza d’intellettuale e testimone dell’umanità occidentale contemporanea. Generalmente in casi come questi si usano le metafore del dialogo o della traduzione, qui sembra più appropriata l’immagine, tratta dalla professione medica, della “auscultazione”: il chinarsi attento, silenzioso, empatico del medico sulla umanità del paziente con la consapevolezza che è l’uomo nella sua unicità e complessità che va osservato, ascoltato, colto nella sua fragilità e nella malattia che in questa fragilità si inscrive. Ne scaturisce un saggio di grande profondità che attraversa la vicenda di Antigone esplorandone la complessità emotiva e affettiva che la porta alla sfida con Creonte e alla scelta del suicidio. Un attraversamento che non si ferma al dato dell’esperienza personale o professionale e non esita a prendere in prestito strumenti di interpretazione da Husserl, da Simone Weill e da Maria Zambrano, dalla vicenda di Giovanna D’Arco e dalla poesia di Leopardi, di Holderin e di Ungaretti.

Eugenio Borgna Antigone e la sua Follia, Mulino 2021, pp. 136, euro 14,00.

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