Eurasia e USA: Alle radici ideologiche della guerra contro l’Ucraina

«Io sono russo, non soltanto per le mie origini,

ma per convinzione ideologica.

Questo significa che vedo nella mia nazionalità

unidentità storica, culturale, metafisica

e quasi religiosa.

Penso che ci si debba battere

anche nei periodi impossibili,

quando ogni speranza viene meno

e tutto sembra perduto»

Aleksandr Dugin

Per capire meglio la questione Ucraina-Russia o, meglio, lo scontro tra l’Occidente atlantista e l’Oriente russo non bastano, in realtà, le miriadi di interpretazioni di tipo storico, politico, militare ed economico che stanno affiorando in queste terribili settimane. Se la Storia ha qualcosa da insegnarci essa ci dice che gli accadimenti sono figli delle decisioni degli uomini alla cui base stanno però le idee. Giuste o ingiuste che siano, morali o immorali, esse sono il prodotto di una elaborazione culturale che affonda nelle vicende di lungo periodo di un popolo e del suo territorio. Da questo punto di vista se dovessimo incardinare in un uomo il flusso delle molteplici forme di pensiero che vanno a costituire “l’anima del popolo russo” potremmo oggi, fra i tanti, pensare a Aleksandr Dugin. Da molti osservatori le idee del filosofo russo sono considerate ispiratrici delle politiche di Vladimir Putin. Tuttavia per altri egli non sarebbe preso sul serio dall’élite russa e la sua figura sarebbe decisamente più discussa in Occidente che in patria, tanto da attirare negli ultimi anni anche in Italia l’attenzione di esponenti di ambienti politico-culturali contrapposti, sia della destra che della sinistra populiste. Ora non è affatto semplice disegnare un ritratto di un personaggio così controverso. Si potrebbe farlo, però, utilizzando un libro uscito pochi anni fa, scritto insieme ad un altro personaggio molto discusso, Alain De Benoist. Eurasia. Vladimir Putin e la grande politica (Controcorrente ed., 2014) è un testo consigliabile per entrare nella mentalità slavofila del presidente russo e capire esattamente la situazione attuale. Dopo la prefazione di Pietro Golia (“Può il mondo uniformarsi a un solo modello politico, culturale, antropologico?”) che già dalle prime parole offre un’immediata chiave di lettura, segue l’introduzione di de Benoist, che nel resto del libro dialogherà con Dugin in una lunga intervista. Intanto anche il filosofo francese fa da apripista per noi lettori: “I fautori dell’euroasiatismo respingono la visione (e l’eredità) ‘occidentalista’ della Russia. essendo l’identità russa nata da un’originale fusione tra elementi slavi e turco-musulmani, essi rivalutano positivamente Gengis Khan e l’Orda d’oro. Mettendo l’accento sull’elemento ‘turanico’ della loro storia, come sull’importanza della tradizione ortodossa, denunciano il razionalismo, il materialismo e l’individualismo dell’Occidente.

Ma chi è Aleksandr Dugin? Nato a Mosca nel 1962, è un pensatore di idee fortemente nazionaliste, che nutre da sempre una forte avversione per la “civiltà occidentale”, nemica della potenza eurasiatica del suo paese. Per il filosofo moscovita la Russia non sarebbe né del tutto europea e nemmeno del tutto non-europea, possedendo una peculiare identità culturale che contribuirebbe a porla in una posizione di ponte tra lest e lovest. Proprio la posizione della Russia la renderebbe, però, oggetto dell’offensiva occidentale capitanata dagli USA, e volta soprattutto a cercare di controllarne linformation space. In sintesi, come recita l’illuminante risvolto di copertina “ Il progetto culturale e politico dellEurasia si pone come spazio geopolitico di civiltà, tradizioni, religioni, che convivono e si realizzano a difesa delle identità e del comune destino in opposizione al processo totalitario delloccidentalizzazione. La sfida americana è una sfida globale. Dunque, anche la risposta deve essere globale. La Russia si è sempre considerata portatrice di una missione che va al di là delle sue frontiere. Per Alexandr Dugin il liberalismo e latlantismo sono completamente incompatibili con la identità russa. Il suo pensiero affonda le radici nellinsegnamento di filosofi e intellettuali (amati, soprattutto, dalle destre, ndr) che vanno da Oswald Spengler a Carl Schmitt, da Ernst Jünger a Martin Heidegger, da Julius Evola a René Guénon, da Nicolai Alexeiev a Piotr Savitsky, da Nicolas Trubetskoy a George Vernadsky, ai grandi teorici della geopolitica Rudolf Kjellen e Friedrich Ratzel (…) LEurasia è una potenza continentale tellurica (Terra), alternativa a quella talassocratica (Mare). La potenza americana e latlantismo anglosassone cercano di penetrare nellheartland, il cuore geostrategico e geopolitico del mondo. Le recenti tensioni (e, oggi, la guerra, ndr) in Ucraina si spiegano in questa chiave. LEuropa non appartiene allo spazio euroasiatico. È una civiltà distinta, libera e indipendente, che deve fronteggiare le avventure egemoniche dellatlantismo con quanti condividono lo stesso nemico principale: lalta finanza, il mondialismo, lomologazione linguistica e dei modelli di vita. In una parola, il sistema per uccidere i popoli, di matrice anglo-americana.Dugin ha analizzato negli anni la teoria geopolitica del Net-Centric Warfare (NCW), elaborata dal Dipartimento della Difesa americano un trentennio fa. Secondo le idee di Washington le nuove tecnologie in campo informatico sarebbero state in futuro centrali nella guerra moderna. Ora secondo il filosofo russo gli USA non applicherebbero la NCW soltanto sull’eventuale campo di battaglia, ma sarebbero in grado di creare un gigantesco network di intellettuali, istituzioni e organizzazioni con lintento di diffondere la propria narrazione a sostegno dellordine mondiale scaturito dalla fine della Guerra fredda a causa della scomparsa dell’Unione Sovietica, di cui la Federazione Russa è considerata erede dagli americani. Altrimenti che senso avrebbe ancora la NATO, nata nel secondo dopoguerra come alleanza militare difensiva? Lintento statunitense sarebbe, allora, per Dugin quello di mantenere la propria posizione dominante nel mondo, soggiogando anche l’Unione europea. E’ necessario dunque che la Russia contrasti la narrazione occidentale diffondendone una antagonistica ed affine agli interessi nazionali del Cremlino. Scrive in questo testo di quasi dieci anni fa (oggi profetico): “In Ucraina, noi combattiamo il regime ‘arancione’ delle marionette americane che dichiarano di voler creare il più presto possibile una nazione politica là dove non ci sono mai stati né una nazione né uno Stato.” Per arrivare a questo ecco spiegarsi la rete di relazioni che Dugin intrattiene in numerosi paesi dellEuropa occidentale con diverse forze politiche, ormai orfane dei pensieri forti novecenteschi. In Francia, ad esempio, Dugin è in ottimi rapporti con Alain Soral, già membro del Front National, e con Alain de Benoist, appunto, teorico della Nouvelle Droit. In Grecia ha avuto contatti con esponenti della sinistra di Syriza, mentre in Italia è stato in rapporti amichevoli con Costanzo Preve e, oggi, con il suo allievo Diego Fusaro. Purtroppo la (contro)guerra narrativa di Dugin è divenuta la guerra militare di Putin.

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