Scritto e diretto da Sebastiano Mancuso, con Elmo Ler, Loriana Rosto, Lina Giuffrida, produzione Absinthe Teatro, presso Spazio Bis, Associazione Buio in sala.

 

Cosa succede nella mente e nell’anima di una madre che perde un figlio ancora bambino? Cosa succede ad una ragazza che ha visto morire accanto a sé il fratello in un terribile incidente dal quale lei si è salvata e si sente colpevole di essere una sopravvissuta?

C’è un legame tra la vita e la morte?

Intorno a questi temi riflette il testo di Sebastiano Mancuso che è andato in scena il 27 e 28 gennaio scorsi presso la Sala di Spazio Bis A a Catania, per la rassegna Sguardi, Charlie.

Lo spettacolo prende spunto da una vicenda realmente accaduta nell’ottobre del 2005 quando due bambini, per gioco e per scappare da un inseguimento della polizia, si ritrovano dentro il cantiere di una diga dove un trasformatore dell’energia li folgora con una scarica potentissima che uccide immediatamente lui, Charlie, e ustiona lei, la sorella.

Dieci anni dopo la tragedia il tribunale ricostruisce gli eventi perché i lavori alla diga devono riprendere e dichiara innocente l’agente di polizia che non era intervenuto in tempo.

In questi lunghi anni Charlie è rimasto intrappolato, letteralmente legato, nel mondo terreno nel dolore della madre e nell’angoscia della sorella che si sente schiacciata dal senso di colpa per essere ancora lì, con le sue cicatrici, a curare la madre e ricordare il fratello.

Come i grandi autori classici ci hanno insegnato, il passaggio, il viaggio dalla vita alla morte può essere lungo e complesso. Così Charlie è un’anima, un fantasma che si materializza nel ricordo, nel dolore infinito della madre che non può, non vuole lasciarlo andare.

Sebastiano Mancuso ha avuto il merito di tessere intorno a questo tema eterno una tragedia moderna che, nella struttura, strizza l’occhio alla scrittura dei grandi tragediografi: la comparsa del fantasma in scena, il racconto dell’antefatto, i monologhi della sorella, la gestualità della madre.

Un testo onirico ed allusivo, carico di simbologie (molto significativa la scena del filo rosso che lega il figlio  e del parto con il quale la madre lo lascia, finalmente, andare), dove lo spazio scenico è aperto verso il pubblico, un corridoio rosso collega la sedia su cui troneggia altera nella sua tragicità, la madre e gli spettatori.

Agli attori, Elmo Ler nel ruolo di Charlie, Loriana Rosto nel ruolo della sorella, è affidato un testo con dialoghi pregnanti di significato e riflessioni. Il loro un sodalizio ormai consolidato (li abbiamo ammirati in Che fine ha fatto Baby Jane) che anche stavolta ha dato i suoi frutti. Pur con qualche incertezza vocale. A loro si aggiunge Lina Giuffrida nel ruolo della madre dolens che, come in una pietà, stringe il figlio al cuore e poi, in piedi, categorica e solenne, scioglie il filo per lasciarlo andare.

Uno spettacolo breve ma emozionante, costruito con semplicità,  ma efficace.

Ancora una scelta riuscita per la rassegna “Sguardi” che sta offrendo al pubblico catanese proposte nuove e coinvolgenti.

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