LE STORIE DEL CASTELLO DI TREZZA di Giovanni Verga

 

con Egle Doria Luana Toscano Francesco Bernava Alessandra Barbagallo Daniele Bruno Roberta Amato Alice Sgroi Luciano Fioretto Lucia Portale Alberto Abbadessa

assistente Gabriella Caltabiano

costumi Sorelle Rinaldi

Luci e fonica Simone Raimondo

Adattamento e regia Nicola Alberto Orofino

Produzione Teatro della Città

 

Era lì, era proprio lì”

A Trezza si dice che nelle notti di temporale si odano di nuovo dei gemiti, e si vedano dei fantasmi fra le rovine del castello.”

Inizia così la novella di Giovanni Verga, inserita in  Primavera e altri racconti, del 1876, una raccolta ancora a metà tra Scapigliatura e Tardoromanticismo,  e che il Verga maturo rinnegò.

Invece è un testo da riscoprire, da rivalutare perché ci presenta un mondo e un’atmosfera non consueta nelle opere celebri dell’autore catanese, ma con le caratteristiche stilistiche (narrazione corale, uso dell’indiretto libero, sintesi lessicale nelle descrizioni) che faranno grande ed “europeo” il Nostro.

Nell’anno delle celebrazioni per il centenario di G. Verga, promosse dalla Regione Sicilia, in collaborazione con il Comune di Acicastello e con l’Associazione Teatro della Città, il 14 e 15 settembre, nella piazza di Acicastello, sotto il grandioso castello che ispirò la vicenda raccontata, è stata messa in scena questa novella per la regia di Nicola Alberto Orofino.

Nella sua chiave di lettura, Orofino ha inteso offrire un contributo, attraverso il teatro, a una rivisitazione critica dell’autore siciliano di cui tanto si è scritto e detto, non sempre riconoscendone i meriti. Il testo non è stato toccato ma esclusivamente ridotto, pertanto quella che si sente sulla scena, ad opera di dieci bravi attori, è la parola del Verga.

Nella struttura verghiana troviamo un’indagine svolta da curiosi turisti che visitano il castello e cercano informazioni e verità sulla leggenda dei fantasmi. Col meccanismo del racconto nel racconto, si svela una vicenda molto comune nel genere del romanzo gotico: misteri, sparizioni, matrimoni, tradimenti, morti improvvise, spettri, paura e visioni.

Donna Isabella aveva sposato in seconde nozze un barone ma, giunta nel suo maniero, viene a conoscenza delle leggende che riempivano la casa e vuole saperne di più. Scopre così la verità sulla morte della prima moglie e su come questa si presenti, come spettro, nelle notti di tempesta.

Il racconto della storia di Donna Violante, della sua morte per suicidio, del suo amante fatto sparire, turba moltissimo Donna Isabella; lei chiede a tutti i domestici della casa di indicare il punto esatto delle apparizioni. “Era qui, era proprio qui” indicano tutti e la terrorizzano al punto che lascerà il maniero per tornare dalla sua famiglia.

Orofino, nella sua sempre originale visionarietà, ha modernizzato l’intreccio, sfoltendo la lunga narrazione verghiana e recuperando la precisione della parola. Ha eliminato la scenografia, affidando tutto, per sua stessa ammissione, al movimento degli attori, che disegnano ambienti e contesti, e alla naturale cornice per la quale lo spettacolo è stato pensato, la piazza sotto il castello a strapiombo sul mare.

Per fare questo ha potuto fare affidamento su dieci attori coi quali da tempo (il nucleo iniziale lavora con lui da dieci anni) ha stretto un sodalizio talmente forte da apparire quasi tangibile allo spettatore.

Egle Doria Luana Toscano Francesco Bernava Alessandra Barbagallo Daniele Bruno Roberta Amato Alice Sgroi Luciano Fioretto Lucia Portale Alberto Abbadessa, con la loro pantomima, i racconti in prima persona, le voci potenti ma anche grottesche, quando occorreva,  hanno  realizzato una rappresentazione viva e vivace, movimentata e sorprendente per chi si aspettava una messa in scena incline al mistero e all’ambientazione gotica.

Il regista, affiancato da Gabriella Caltabiano, ha dato un taglio così inusuale, così straniato, a volte quasi psichedelico (soprattutto per inserti musicali, che vanno dalla salsa sudamericana al blues, che sembrano disorientare ma in realtà arricchiscono e alleggeriscono il tema), e irriverente che lo spettatore resta colpito e turbato dal dubbio di avere assistito a un gioco, un puro ludus.

Belli i costumi (Sorelle Rinaldi) che trasformano tutti in spettri bianchi ed evanescenti.

Ai saluti, anche questi originalissimi, a ritmo latino-americano, applausi convinti del pubblico divertito.

 

 

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