Poesia. Il perdersi lento di Maria Gabriella Canfarelli: “Il viaggio sulla Terra della signora C.”

Poesia. Il perdersi lento di Maria Gabriella Canfarelli: “Il viaggio sulla Terra della signora C.”

C’è un debordare della coscienza, un aggirarsi travagliato dentro gli spazi intimi e privati, ne «Il viaggio sulla Terra della signora C.» che Gabriella Canfarelli, poetessa catanese, ha pubblicato per Carabba. Un perdersi lento, uno sfumare di corpo e di voce, di tempo e di vissuti di matrice spiccatamente autobiografica sono i temi portanti della raccolta. Eppure in questo ripiegarsi lucidissimo, lungo questo pellegrinaggio nell’inquietudine – «è sbadata/ la vestizione del giorno» – la poetessa è lì, impietosamente vigile, «al centro dell’insonnia», per raccogliere le parole che cadono e trasformarle in testimonianza, per ruminarle in bolo da rigurgitare, nonostante sappia «che la bocca silenziosa è piena,/ che le domande si accalcano/ (so che parlare non posso).

Questo inter-agire non è per nulla coerente ma quasi autoimposto. In qualche modo cioè, l’atto del poetare si ammanta di un’aura delatoria manifestandosi nella confessione e nella forma della ricerca stessa della reticenza: «dire», dunque, è sì un atto doloroso e procrastinato ma allo stesso tempo agognato. Allora ci pare che questo conato a dire, pur sempre interrotto, pur sempre incerto, franto ma ineludibile, costituisca la cifra della plaquette – «qui si torna a se stessi/ a un bel niente da dire» – e che l’afasia imperfetta di Maria Gabriella Canfarelli riesca, attraverso la scrittura intesa come movimento di liberazione (seppure incentrata sulla «cattiva educazione», come titolava una precedente raccolta), a trovare la forza interiore per consistere. L’autrice, la cui esistenza è sfigurata da una mestizia sottile, ormai addomesticata, affronta allora con ostinata e genuina accettazione ciò che dev’essere: «La luna piena guarda dal mare (qualcuno ha detto) di tranquillità, che da qui non si vede.» Le citazioni da Eliot e Cattafi nell’esergo, rispettivamente della prima e seconda sezione, forniscono inoltre precise direzioni alla densità di questo libro che si muove dunque tra il disinganno dell’uno e la lucida inquietudine dell’altro. In questo turbamento presente e attento, davanti alla destrutturazione della realtà nei cui meccanismi si inceppano anche le figure care, gli amori, i legami e le cose che solo la parola impedisce di sfilacciarsi definitivamente, «Il viaggio sulla terra della signora C.» si chiude con il «Taccuino dei giorni chiusi» dedicato al ricordo delle vittime della pandemia, ai sopravvissuti, al personale medico, in uno slancio di civilissima e accorata pietas.

Maria Gabriella Canfarelli, «Il viaggio sulla Terra della signora C.», Carabba, 2023, euro 10,00

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