Il divo Martoglio in mezzo agli studenti catanesi

Possono essere molti i modi di celebrare una ricorrenza. In questo 2021 ricorre il centenario dalla morte di Nino Martoglio, autore e regista siciliano, nato a Belpasso, che la sua terra non ha dimenticato. Sono state organizzate mostre, rassegne cinematografiche, spettacoli in vari teatri, convegni, tutti all’insegna della volontà di ricordare una grande voce della Letteratura Italiana. Fra le tante operazioni compiute, una merita di essere citata, per tante ragioni. La prima è proprio l’omaggio a Martoglio. La seconda è che questa iniziativa ha visto la collaborazione tra il Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della morte di Nino Martoglio, il Comune di Catania, l’Università di Catania e l’associazione culturale Fabbricateatro. Un connubio che ha permesso di realizzare una performance innovativa, gradevolissima e divertente, fresca, grazie alla partecipazione dei giovani studenti dell’Università di Catania che seguono il Laboratorio teatrale del Dipartimento di scienze umanistiche.

Il regista Elio Gimbo ha adattato una commedia di costume scritta e diretta da Martoglio nel 1908 per l’Argentina di Roma, ne ha mutato l’ambientazione immergendo la vicenda in un contesto contemporaneo, effettuando una serie di contaminazioni tra linguaggi artistici differenti, e ha portato in scena Il divo. Nella scrittura originale Martoglio aveva, già allora, individuato vizi e virtù del mondo dello spettacolo. La pièce ha avuto anche una versione cinematografica nel 1939, dal titolo Troppo tardi t’ho conosciuta. Questa la trama originale. In un paese di montagna il proprietario di un mulino in difficoltà economiche conta sul successo del figlio Tonino il quale è un giovane tenore dotato di eccezionali mezzi vocali. Questi, però, cade preda di una donna affascinante che mira solo ai suoi guadagni. Il padre, per aprire gli occhi al figlio, lo consiglia di fingere di perdere la voce, in modo da svelare gli intenti della donna. Ella lo abbandona immediatamente, ma il tenore perde effettivamente la voce a causa di un medicinale (qui di un’ipnosi esercitata da un medico psicanalista) e rinuncia così alla carriera, tornando al suo mulino. Qui lo attende il fedele affetto di una onesta ragazza. Da questa trama il nuovo adattamento, andato in scena a Catania al Teatro Machiavelli, ha individuato l’attualità del tema scelto da Martoglio e ne ha ampliato i motivi narrativi (degno di riflessione il personaggio dello psichiatra) arricchendo di personaggi, maschere e una coralità che ha permesso a tutti gli studenti di esprimersi, accompagnati anche da attori del panorama catanese di riconosciuta esperienza e maestria. Gli studenti sono stati certamente i protagonisti dello spettacolo, ma ad affiancare le tante giovani promesse anche volti noti come quello di Lucia Portale, Massimo Giustolisi, Savi Manna e poi, la maschera divertentissima nel suo personaggio trash di Giuseppe Bisicchia. Così il testo è diventato un’esplosione di energia e divertimento, colore e musica suonata e cantata dal vivo da ragazzi euforici, bravi, ben diretti e coinvolgenti. Un Martoglio tutto diverso, inaspettato ma nel rispetto di Martoglio, del suo messaggio, della sua riflessione che, oggi, non può essere che riconoscibile e ben più sclerotizzata. Ci auguriamo che questa esperienza del Laboratorio di Ateneo cresca, che questa commistione tra attori professionisti e studenti trovi nuovi sbocchi e che i giovani catanesi possano appassionarsi al teatro sempre di più.

In scena al Teatro Machiavelli dal 28 al 30 dicembre.

 

 

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