Dio ha un profilo falso: “Ho incontrato Dio online” per Palco Off al Centro Zo

C’è parecchia carne al fuoco in «Ho incontrato Dio on line» (J’ai rencontré Dieu sur Facebook) che, con la riduzione di Francesca Vitale (che pure lo interpreta) e la regia di Manuel Renga, Palco Off ha accolto sul palco del Centro Zō. Ahmed Madani, drammaturgo francese di origini algerine ha infatti imbastito una commedia dolceamara – non senza qualche caduta di tensione – i cui meriti, a nostro avviso, sono proprio i suoi stessi difetti: affrontare cioè, da un lato, il proprio vissuto, la propria origine e l’identità algerina con le sue mille contraddizioni all’interno della società francese e, dall’altro, sollevare la questione del jihadismo e del reclutamento dei combattenti online (anche se la questione può giustamente estendersi a tutte le forme di radicalizzazione operata attraverso gli inganni della Rete) forse con una disinvoltura che può confondere uno spettatore non francese.

Sulla scena spoglia di una casa della periferia francese, nella quale due donne di origine algerina – Salima e Nina, madre, ex insegnante e figlia – vivono una esistenza solitaria ma felice, campeggiano proprio cinque schermi di diversa grandezza: a sottolineare l’immanenza della Rete e dei Media e delle loro pericolosissime trappole. Il loro rapporto è normalmente conflittuale, ma poco a poco tra le due si insinua un’incomprensione sempre più profonda. Sarà per Nina la morte drammatica e improvvisa di una persona cara, le tensioni adolescenziali che esplodono senza preavviso a disarticolare poco a poco il legame con la madre ma soprattutto la conoscenza online di un «fratello musulmano» (almeno così si definisce lui stesso) che stravolge l’esistenza di Nina, plagiandola. E’ una sorta di martellante e subdola formazione in dad che ha derive tanto inattese quanto drammatiche: Nina diventa integralista, rigetta la sua cultura «integrata», abbandona addirittura il conservatorio: nonostante il Profeta vieti solo i giochi d’azzardo può mai la musica essere considerata haram? Insomma, si chiude in se stessa, rigetta la cultura e l’educazione occidentali in nome di una fede autentica sostenuta solo dall’irrazionalità del fondamentalismo. «Se combatti per Dio – sbotta Nina contro la madre durante l’ennesimo litigio – avrai tutti i permessi del mondo». Salima dapprima non riesce a comprendere e così la loro felicità comincia ad articolarsi solo al passato: un altrove temporale perduto per sempre. Proprio prima dell’imminente partenza di Nina per l’Algeria, la madre riesce online a sbugiardare la mascherata dello spasimante (un suo ex alunno) e ad interrompere la sua manipolazione psicologica. Ma anche la madre Salima vive il dramma di donna costretta a fare i conti con una tradizione culturale, religiosa e familiare da cui pensava di essersi affrancata e che la vicenda della figlia le ripropone in maniera pressante: solo attraverso il suo coraggio saprà ritrovare e riconquistare alla normalità se stessa e la figlia. Se l’impianto della storia richiama la coinvolgente serie tv Califfato (che si rifaceva alla storia di tre adolescenti inglesi radicalizzate per unirsi all’ISIS, come foreign fighters), «Ho incontrato dio online» – che vive anche della bella prova di Ilaria Marchianò e Elia Galeotti – innesca una riflessione sulla sterminata solitudine adolescenziale dei nostri tempi, sulla necessità di riempire quei vuoti esistenziali, relazionali e sociali con qualsiasi contenuto: anche il fanatismo sportivo o quello religioso. De-radicalizzarsi sarà certo un processo difficile e complesso per Nina: e sarà proprio il Teatro a restituirle la ratio di una vita vera. Rimane aperta la questione circa l’evoluzione del radicalismo, specialmente quello religioso di matrice musulmana: forse, come ha scritto Emanuele Carrère – «il prossimo Adnani, portavoce e ideologo di Daesh, sarà europeo e molto probabilmente francese, in una prigione francese.»

photo: Dino Stornello

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