«Edipo in fuga». Emilio Nigro e la poesia come disvelamento di verità.

«Edipo in fuga». Emilio Nigro e la poesia come disvelamento di verità.

Fare poesia risponde all’urgenza del poeta di dire con voce nuova quello che non trova modo di essere comunicato attraverso le convenzioni linguistiche tipiche del quotidiano. E allora il verso è un linguaggio libero e fuori dagli schemi, frutto di suggestioni, impressioni, sentimenti. È la realtà mutuata attraverso l’interiorità del poeta che la trasfigura. È ferita aperta ma feconda. Sensibilità lacerante offerta all’ascolto dell’altro. Parola che risuona dal poeta al lettore, affinché esca dalla gabbia solipsistica dell’io e diventi coralità. Edipo è un uomo onesto che inconsapevolmente si macchia di una colpa, burattino nelle mani di un destino ineluttabile. È il concetto greco dell’uomo che è spinto al delitto dal Fato e che proprio nella mancata possibilità di esercitare volontà e libero arbitrio trova l’assoluzione. D’altra parte, secondo la medesima concezione, ciò che trova compimento nella realtà accade perché deve essere compiuto. Edipo abbandona Tebe perché assume su di sé colpe di cui è innocente nella volontà e si acceca perché non è stato in grado di “vedere”. Il suo errare, il suo esilio, è il castigo che infligge a sé stesso, ma la sua cecità diviene a questo punto chiaroveggenza. Cosa c’entra la figura di Edipo con la poesia? La poesia restituisce voce a ciò che pur essendo sotto gli occhi di tutti si preferisce tacere, per convenienza, per quieto vivere, per ipocrisia. La poesia è disvelamento. Dalla finzione, dall’inganno, dalla maschera. Così la poesia si fa disvelatrice di verità, esprimendo sentimento, libertà di scelta, rabbia, tensione morale. Edipo è l’uomo che ricerca sé stesso malgrado l’avversità del Fato e la poesia è lo strumento della sua ribellione al Destino. Il mezzo per rivelare la verità ai propri simili. Così Edipo – in fuga da sé come dalle falsità altrui, straniero sempre e ovunque – riesce tuttavia a creare un tramite con chi come lui ama dire la verità. E dissotterrando tracce carsiche, segni invisibili, dettagli intimi, riesce a costruire ponti, traducendo in versi la vita e tramandandola. Edipo il ramingo alimenta un dialogo con altri esseri umani randagi come lui, cosicché lo smarrimento divenga un ritrovarsi al di là delle gabbie del quotidiano, verso una verità che è sempre eretica nella misura in cui riesce a restituire uno sguardo libero e liberato sulla complessità del mondo. Edipo in fuga è l’ultima silloge poetica di Emilio Nigro, giovane autore calabrese di poesia e teatro. Numerosi i riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni, fra cui è bene ricordare il Premio Nico Garrone “ai critici più sensibili al teatro che muta” (Siena 2011) e l’inserimento nel catalogo poetico The Book of People (Jesi 2022). Tra le pubblicazioni, Spezza il pane (Eretica, 2019 Salerno) e Provincia Cronica (Teomedia, 2016). Autore raffinato e colto, Nigro è artefice di una poesia intensa, profonda, mai banale, che attinge alla tradizione e al mito per parlare all’uomo contemporaneo perché sempre l’uomo somiglia a sé stesso pur nel perenne mutare delle condizioni storiche e sociali in cui si trova ad agire.

Emilio Nigro, Edipo in fuga, Les Flâneurs Edizioni 2022, pp. 81, euro 10,00

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